Lasciare andare ciò che non serve più: fare spazio al nuovo

5 Ott 26 | 0 commenti

Lasciare andare ciò che non serve più è un atto di coraggio. Ci sono parti di noi che, a un certo punto, hanno bisogno di essere lasciate andare. Non perché siano state sbagliate. Non perché dobbiamo rinnegare chi siamo stati. Ma perché alcune modalità di stare al mondo ci hanno accompagnato fino a un certo punto del nostro cammino e, semplicemente, non ci servono più.

Scoprire anche le parti di sé che non ci piacciono. Guardarle senza giudizio. Accettarle. E poi avere il coraggio di lasciar andare ciò che ci trattiene.

Senza nasconderci più dietro gli altri.

Prima ancora di lasciare andare qualcosa, forse dobbiamo imparare a guardarlo. Anche le parti di noi che facciamo più fatica ad accettare. È un tema che ho esplorato anche in Amare sé stessi. https://www.lauratorresin.com/blog/amare-se-stessi/

Cos’hai lasciato morire?

Durante un recente laboratorio creativo dedicato al recupero dell’intuito, dopo un esercizio ho rivolto ai partecipanti una domanda:

«Cos’hai lasciato morire per far spazio a ciò che desideri?»

Le risposte che sono arrivate mi hanno colpita:

«La strada di casa.»
«Il pessimismo.»
«Lo sminuire me stessa.»
«Il dubbio di non farcela.»
«L’incertezza.»
«Le preoccupazioni.»
«Le dipendenze affettive.»
«La paura di condividere me stesso.»

Parole diverse, storie diverse. Eppure, dentro ognuna di esse, c’era un movimento comune: fare spazio.

Fare spazio al nuovo

Lasciare andare ciò che non serve più è un po’ come liberare un campo dalle erbacce.

Non lo si fa perché le erbacce siano “cattive”. Si fa perché, se occupano tutto lo spazio, non permettono ai semi di crescere.

Anche dentro di noi può succedere così.

A volte continuiamo a portare con noi il dubbio, il pessimismo, l’insicurezza, il bisogno di essere approvati, la paura di sbagliare, il timore di mostrare chi siamo davvero.

Ci siamo abituati.

Forse quelle parti di noi, in passato, hanno avuto persino una funzione: ci hanno protetto, ci hanno aiutato ad adattarci, a sentirci al sicuro, a non soffrire.

Ma ciò che un tempo ci ha protetto può diventare, nel tempo, ciò che ci limita.

E allora arriva un momento in cui dobbiamo chiederci:

Questa parte di me mi sta ancora proteggendo o mi sta impedendo di vivere ciò che desidero?

L’alchimia interiore

Mi piace pensare a questo processo come a una forma di alchimia interiore.

Non si tratta di cancellare il passato, ma di trasformarlo.

Prendere ciò che è stato, anche ciò che non ci piace di noi, e permettergli di diventare consapevolezza, esperienza, forza.

E forse ogni trasformazione ha bisogno di una soglia da attraversare.

Mi viene in mente Persefone, figura che rappresenta proprio il ciclo delle stagioni, il mistero della vita che si rinnova, la morte e la rinascita. Nel mio articolo Persefone e il coraggio di vedere ho parlato del suo invito ad andare oltre i condizionamenti e ad avere il coraggio di guardare ciò che vuole emergere da noi.

Perché non si può vivere soltanto in superficie.

https://www.lauratorresin.com/blog/persefone-e-il-coraggio-di-vedere/

A volte dobbiamo avere il coraggio di scendere in profondità, incontrare ciò che abbiamo nascosto e ascoltare ciò che, dentro di noi, chiede di trasformarsi.

Abbandonare il «non ce la farò» richiede uno slancio verso l’ignoto.

Lasciare il pessimismo significa permettersi di immaginare che qualcosa possa andare diversamente.

Smettere di sminuirsi significa riconoscere il proprio valore anche quando nessuno ce lo conferma.

Lasciare andare l’incertezza non significa avere tutte le risposte. Significa imparare a camminare anche quando non possiamo ancora vedere tutta la strada.

E lasciare morire una dipendenza affettiva può voler dire scoprire, forse per la prima volta, che non dobbiamo perderci nell’altro per sentirci amati.

Non ridurre più la propria luce

Tra le risposte del laboratorio ce n’era una che mi ha fatto riflettere particolarmente:

«La paura di condividere me stesso.»

Quanto spesso ci tratteniamo?

Quanto spesso riduciamo la nostra luce per paura di essere troppo?

Troppo sensibili.
Troppo intensi.
Troppo creativi.
Troppo autentici.
Troppo presenti.

E così impariamo a ridimensionarci per non disturbare, per non esporci, per non rischiare di essere rifiutati.

Ma condividere noi stessi non significa necessariamente permettere agli altri di invadere il nostro spazio.

Possiamo aprirci e, allo stesso tempo, avere confini.

Possiamo essere generosi senza svuotarci.

Possiamo dire sì senza dire sempre sì.

Possiamo lasciare entrare qualcuno senza consegnargli le chiavi di tutto ciò che siamo.

Mettere dei confini non significa allontanarsi dagli altri. A volte significa, finalmente, avvicinarsi a se stessi.

E questo vale anche per il modo in cui guardiamo noi stessi.

Riconoscere ciò che siamo significa smettere di ridurci. Significa avere il coraggio di guardarci senza paura e di riconoscere la grandezza che già esiste dentro di noi. È un tema che ho approfondito anche nell’articolo Sincerità: accetta la grandezza della tua anima. https://www.lauratorresin.com/registri-akashici-channeling/messaggio-dai-registri-akashici-sincerita-e-grandezza-dellanima/

Cosa sei pronto a lasciare morire?

La trasformazione non comincia sempre da qualcosa che dobbiamo aggiungere.

A volte comincia da qualcosa che dobbiamo smettere di portare.

Una convinzione.
Una paura.
Un’abitudine.
Un modo di parlarci.
Un bisogno di approvazione.
Un’immagine di noi che non ci rappresenta più.
Una relazione che ci allontana da noi stessi.

Lasciare andare ciò che non serve più non è sempre una perdita. A volte è il gesto più amorevole che possiamo compiere verso la nostra vita.

Perché quando qualcosa lascia spazio, qualcosa di nuovo può finalmente respirare.

E forse è proprio questo il senso più profondo della trasformazione: non diventare qualcun altro, ma smettere di nascondere ciò che siamo.

E allora ti lascio con la domanda che ho rivolto ai partecipanti del laboratorio:

Cos’hai lasciato morire — o senti di dover lasciare morire — per fare spazio a ciò che desideri davvero?

Forse la risposta non arriverà subito.

Forse, come accade con l’intuito, avrà bisogno di silenzio.

Ma puoi iniziare ad ascoltarla.

Alla tua trasformazione, con tutto il cuore. 🌹

Laura Torresin

Laura Torresin

Laura Torresin

Sono un canale a disposizione di chi intraprende un percorso di consapevolezza e crescita interiore. Ho il dono, sin da piccola, della cosiddetta seconda vista. Aiuto le persone a mettersi in contatto con la loro essenza affinché possano ricevere l'orientamento di cui necessitano dalle loro Guide Spirituali attraverso la lettura dei Registri Akashici - chiave di conoscenza ancestrale - seminari, laboratori e workshop del Teatro dell'Invisibile Reso Visibile, metodo da me realizzato per esplorare l'anima creativamente. Amo l'arte. L'arte è una necessità della mia essenza, una riformulazione della mia energia vitale. E' come se avessi un canale che prende energia dall'arte e quel canale deve essere sempre aperto. Vi invito a scoprire come l'accedere ai propri Registri Akashici e il partecipare ai laboratori del Teatro dell'Invisibile Reso Visibile possano aiutare a ritrovare il cammino e a vivere sempre più consapevolmente in linea con la propria anima.

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